Alla faccia dello
squallore con il quale si sono comportati i senatori del centrodestra,
dei ridicoli festeggiamenti per la caduta del governo, come se non
avere un governo in Italia mentre l'economia mondiale affonda sotto i
colpi del doppio debito USA e della fine dell'impero americano, e
mentre c'è bisogno di affrontare alla velocità della luce l'impatto del
cambiamento climatico... ecco il testo dlel'ultimo intervento di Romano
Prodi. Un esempio di serietà e forza istituzionale.
Grazie, presidente.
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La replica di Romano Prodi al dibattito in aula:
Signor Presidente del Senato, Signore Senatrici e Signori Senatori,
ho ascoltato con rispetto e attenzione il dibattito dell’Aula,
traendone la conferma più importante. E cioè quanto fosse giusto essere
qui oggi per confrontarci. Questa è la democrazia!
Come ho già detto questo pomeriggio, sono qui per il rispetto che
nutro per il Parlamento e per il vostro impegnativo ruolo. Sono qui per
testimoniare ancora una volta le molte cose fatte dal nostro Governo e
ribadire la necessità di continuare ad operare per un futuro di riforme
e di sviluppo.
Essere in quest’aula oggi, dunque, non è un gesto di testardaggine. Si chiama semplicemente coerenza.
Coerenza per il lavoro svolto e verso gli impegni presi, da tutta
l’Unione, per un patto di legislatura che facesse ripartire il Paese e
lo disincagliasse dalle secche dell’immobilismo.
Sono qui perché, come ho già detto e ripetuto, ogni crisi deve
essere affrontata a viso aperto e non nei corridoi. Perché c’è il luogo
dove questo deve avvenire. Questo luogo si chiama Parlamento, sede
della rappresentanza democratica dei cittadini.
Ho profondo rispetto per le istituzioni. E ce l’ho a tal punto da
mettere di fronte al vostro giudizio non solo l’operato di un Governo
che ha conseguito risultati progressivamente positivi sul piano
economico e internazionale, ma anche la stessa coerenza politica che ha
accompagnato questi anni di mio impegno diretto e totale.
Il nostro è un Governo votato dai cittadini sulla base di un patto
di legislatura e di un Programma sottoscritto convintamente da tutte le
forze dell’Unione.
Siamo a meno di metà di quel cammino e i risultati sono convincenti.
Abbiamo rimesso in piedi il Paese, facendolo uscire dalle emergenze
economiche e internazionali. Da due anni la nostra crescita si attesta
sui livelli massimi dell’ultimo decennio, abbiamo ripristinato l’avanzo
primario, il debito cala costantemente. E abbiamo cominciato, in modo
onesto e responsabile, a redistribuire risorse alle famiglie, ai
lavoratori e ai pensionati.
Grazie a una politica estera e di sicurezza coerente, abbiamo saputo
chiudere senza sbavature l’avventura in Iraq e guidare il processo che
ha portato alla missione di pace in Libano. Lavoriamo per la pace su
molti scenari difficili e alla pace abbiamo dedicato gran parte del
nostro impegno, operando con successo per la moratoria sulla pena di
morte.
Stiamo combattendo con efficacia la criminalità organizzata, abbiamo
cominciato a far pagare le tasse a chi non lo faceva, impegnandoci
contro la precarietà, la disoccupazione e le ingiustizie sociali.
Abbiamo saputo lottare contro i corporativismi e a favore delle
liberalizzazioni, investito sulla ricerca e restituito certezze sul
senso di equità e di giustizia.
L’elenco delle politiche a favore delle famiglie e dei giovani, il
nostro vero futuro, sarebbe lungo. Voglio soffermarmi su un bene
primario come la casa: abbiamo tagliato l’Ici, lanciato un grande piano
di edilizia popolare, agevolato gli affitti per le coppie e gli
universitari.
Il nostro è un Governo che vuole tutelare l’ambiente senza demagogie
o preconcetti. Affrontando le emergenze senza addossare come sarebbe
facile le colpe al precedente governo, ma assumendosi responsabilità
serie.
Aver combattuto i privilegi e tagliato i costi della politica non è
stato un gesto per cercare il consenso verso un’opinione pubblica
offesa da quegli eccessi di casta che non vogliamo ci appartengano.
Solo dando l’esempio si ottengono risultati per tutti.
Questo è un Governo che, dopo i sacrifici della prima Finanziaria,
obbligata dalla gestione dissennata di chi ci ha preceduto, ha risanato
i conti pubblici e tagliato la spesa e adesso, con la legge Finanziaria
2008 e dopo il grande accordo sul welfare votato da cinque milioni di
lavoratori e di pensionati, è pronto a diminuire le tasse e aumentare i
redditi dei lavoratori garantendo anche un aumento della produttività,
come testimonia il recentissimo accordo per il contratto di lavoro dei
metalmeccanici.
Ecco, questa è la sintesi dell’attività di Governo che presento con
soddisfazione anche a voi, come ho fatto alla Camera ottenendo un largo
voto di fiducia.
Ma non sono qui solo per raccontarvi cosa è stato fatto, anche se la strada da compiere è molta e le prospettive sono positive.
Come ha giustamente osservato il Presidente della Repubblica ieri
parlando alle Camere riunite per celebrare il sessantesimo anniversario
della nostra Carta fondamentale, c’è bisogno di riforme. Riforme che
non guardino ai personalismi o alle opportunità contingenti ma che
abbiano il respiro alto della politica “per”, non dell’accordo “contro”.
Come ho più volte ripetuto, è mia convinzione profonda che l’attuale
legge elettorale abbia inferto un colpo decisivo alla governabilità del
Paese. Per questo motivo ho accolto e condiviso la sollecitazione del
Presidente della Repubblica per una riforma che eviti al Paese di
andare ancora una volta al voto con la legge elettorale vigente.
Questo tanto più in presenza della richiesta di referendum popolare abrogativo.
Siamo dunque di fronte a una scelta da compiere senza titubanze.
Proprio quest’Aula, in questi 20 mesi, ha mostrato troppe volte
all’Italia e al mondo il volto di una contrapposizione senza limiti.
Nonostante il lavoro infaticabile di tutti voi, maggioranza e
opposizione, siete stati costretti dagli eventi a dare spesso
l’immagine di un’arena più che quella dello scrigno della democrazia.
Questo non è giusto e non è accettabile. Non lo è per me, per voi,
ma soprattutto per il Paese. Abbiamo il diritto e il dovere di mostrare
ai nostri figli e alle nuove generazioni la strada per il futuro, una
strada fatta di risorse, di opportunità ma anche e soprattutto di
regole.
In queste ultime ore ho letto e ascoltato ricostruzioni
fantascientifiche e scenari medievali. Si è parlato di ricatti, di
minacce, di profferte. Tutto questo è fango puro non su di me o su
altri esponenti politici. E’ fango sull’Italia e sulla democrazia!
Dobbiamo smetterla di pensare alla politica come a un “mestiere”. La
politica è impegno, servizio, dovere. Solo così sapremo e potremo
togliere questo fango ingiusto da tutti noi. Solo così potremo
restituire alla parola politica il suo senso più alto, quello della
partecipazione.
Per questo, signor Presidente e signori senatori sono qui oggi.
Perché non si fugge davanti al giudizio di chi rappresenta il popolo. E
perché questo popolo ci guarda.
L’Italia, ne sono fermamente convinto, ha bisogno di proseguire il
suo virtuoso cammino di riforme economiche e sociali, affiancando ad
esse un deciso percorso di riforme istituzionali che, nel solco della
Costituzione, punto di riferimento del nostro agire, sia all’altezza
delle sfide che ci attendono.
Anche per questo, soprattutto per questo, chiedo a ciascuno di voi il voto di fiducia.